I venti anni di molti giovani di allora (era il 1978) avevano sempre e comunque una colonna sonora a fare da costante ed intrusiva presenza nei fatti che accompagnavano l’affacciarsi alla vita. Che fosse Lucio Battisti, per molti inconfessato compagno di amori e corteggiamenti, che fossero (già allora !) i Pooh, per le ragazzine dai sogni più semplici, o che fosse il Rock, per altri che come noi che percorrendo la via della Sassaia sognavamo di essere in una strada polverosa dello Utah, la musica aveva un impatto che i ragazzi di ora nemmeno si immaginano. Erano i primi anni delle radio libere, dove volontari appassionati di musica si dilettavano a diffondere chi il verbo della rivoluzione (il cosiddetto impegno era l’altra costante di molti giovani di allora), chi si dedicava a programmi culturali, o così ci sembravano e chi sfiniva gli ascoltatori con programmi di dediche, base di ogni palinsesto che si rispettasse: anni dopo le avremmo definite Trash, ma allora andavano per la maggiore: - ed ora Riccardo Cocciante, da Marta a Francesco dicendogli di averlo perdonato per l’abbraccio a Sonia al Carnevaldarsena - roba così, se non ancora più zuccherose senza ritegno.
Due amici di Viareggio, Franco Marlia (l’umile scrivente) e Daniele Palchetti erano come molti appassionati di rock, di America, di viaggi e di letture. Si proposero ad una Radio Locale (Radio Sole), fecero alcune ore di trasmissione, ma litigarono col proprietario perché il loro programma era troppo….. difficile? blasfemo? ironico? rocchettaro? Beh, quella litigata fu l’inizio di una piccola rivoluzione nell’etere viareggino. Sembra che i due annegarono nell’alcool dell’enoteca Bianchini sulla via Aurelia (non c’è più da molti anni) la delusione e seduta stante, dopo l’ennesimo prosecco, decisero di farla loro la radio. Naturalmente il giorno dopo mettemmo al corrente dell’idea un altro degno compagno di merende e Daniele Bresciano, lo stesso che ci ha fatto passare notti insonni prima col Moro di Venezia e poi con Luna Rossa, sentenziò : - chiamiamola Radio Babilonia ! - Il dado era tratto. Un fatto del genere attira subito l’attenzione di amici e conoscenti: chi si prenotava per trasmettere, chi prometteva supporto tecnico, chi semplicemente diceva - vengo anch’io - senza sapere bene cosa fare, ma fu così che un pugno di goliardi si trovarono dal notaio per sottoscrivere una cooperativa dal nome bene augurante nelle intenzioni Maggio ‘78.
La sede era in via Fratti 122, presso la sede del Partito Liberale. Oddio, non che di liberali ce ne fosse molti nella congrega anzi, si passava dall’estrema sinistra all’estrema destra senza molte sfumature intermedie e con grande disinvoltura, ma era stato l’unico modo per ottenere un paio di stanze gratis: promettere ai dirigenti locali del partito di diffondere l’ideologia liberale nell’etere e fare da supporto con la radio alle iniziative del partito. Forse io e Daniele liberali eravamo davvero, a quel tempo era cosa eccentrica esserlo, non come ora che a parole lo sono tutti, ma col senno del poi nessuno avrebbe dovuto essere così ottimista da affidare una ipotetica radio di partito a chi si presentava come noi che già con il nome Babilonia evocavamo più Ramones e Sex Pistols che non Einaudi e Gobetti. (continua...)
Franco Marlia
Un amico, costretto per motivi di lavoro a lasciare la sua Viareggio, racconta in un bel post cosa si prova a doversi confrontare con quella che i brasiliani chiamano saudade. Sensazioni e sentimenti comuni a quasi tutti coloro che abitano lontani dalla Torre Matilde. Da Arezzo a Milano (Pz) per arrivare a Boston da dove un anonimo e genuino salmastroso scrive queste righe in un commento all'intervento sopra citato: Ti capisco benissimo. Io me ne sono partito per gli USA sei anni fa, che avevo 23 anni, fresco di laurea. E anch'io non mi sarei immaginato di essere cosi' attaccato a quei luoghi che prima erano quotidiani. Anche se sembra paradossale, vedrai che, con la lontananza, imparerai a conoscerli meglio. Inoltre, e non so quanto questo possa essere di consolazione, ma almeno tu il fine settimana (forse) puoi farti una passeggiatina sul molo e rivedere i tuoi amici. Io lo faccio al massimo un paio di volte all'anno e mi costa un sacco di palanche!! Per il resto, sono solo memorie, immaginazioni, telefonate e chat con gli amici! Stai in gamba! Salutoni da Boston!! p.s.: appoggio anch'io l'iniziativa di un bello spazio per i viareggini-fuori-viareggio! Ecco, appunto, lo spazio per tutti i viareggini sparsi per il mondo (siamo o non siamo marinai?). Presto lo metteremo a disposizione intitolandolo, magari, Viareggini fori Viareggio.
Nelle ultime ore mi sono arrivate numerose mail (come credo sia accaduto anche a voi) che segnalavano quanto è successo in Costarica dove, alla Biennale, un presunto artista di nome Gullermo Vargas (non lo grassetto volutamente) ha lasciato morire di fame un cano legato al guinzaglio. Questa, secondo lui, è arte. Adesso una raccolta di firme sta cercando di impedire la partecipazione di Vargas alla biennale 2008 in Honduras. E non è la prima volta. Stessa performance, infatti, l'aveva proposta a Managua in agosto. Anche qui un cane, legato al guinzaglio e lasciato a morire di fame nell'indifferenza generale. Il tutto, dice Vargas, per testimoniare una improbabile rappresentazione dell'indifferenza dell'essere umano nei confronti di altri esseri viventi. Una notizia terribile, una delle tante che ogni giorno leggiamo sui giornali o apprendiamo da radio, tv o internet (senza contare tutte quelle, altrettanto terribili, di cui nessuno parla e che non coinvolgono soltanto gli animali). A tal proposito confesso che, qualche giorno fa, sono rimasto letteralmente scosso e profondamente colpito dal racconto che, in una intervista ad una televisione tedesca, ha fatto Armin Meiwes colpevole, nel 2001, di aver ucciso e divorato un uomo conosciuto in rete. Una testimonianza terribile, morbosamente proposta nei minimi particolari e con un dettaglio da brivido. Meiwes, infatti, aveva pubblicato in rete un annuncio in cui spiegava il suo desiderio e tramite il quale cercava volontari. E i volontari c'erano perchè nel mondo, ci sono anche queste persone. Persone che mangiano esseri umani ed esseri umani che desiderano farsi mangiare. Per la cronaca Meiwes in un primo tempo era stato condannato a soli 8 anni e mezzo di carcere, ma poi ha avuto l'ergastolo in appello.
Pubblico una mail speditami da Letizia che, a sua volta, l'aveva ricevuta da Franca ecc. ecc. E' inutile dire che la condivido in tutto e per tutto. E voi, invece, cosa ne pensate?
Gentile Ministro Padoa Schioppa, sono un ragazzo di 30 anni, lavoro come operaio, vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei miei. L'altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente identificato in coloro che lei definisce bamboccioni, quei trentenni che lei vorrebbe mandar fuori da casa. Mi son detto: Grande Ministro, Lei ha ragione. Mi sono così rivolto alla mia Banca per ottenere un mutuo. Grande Ministro, avrò finalmente una casa tutta mia, ho pensato! Guadagno 1.000 Euro al mese + 13esima e 14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.166 Euro. Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 388 Euro al mese. Con questa rata mi viene concesso un mutuo di 65.770 Euro in 30 anni (se aspettavo un altro po’, vista l’età, non me lo concedevano un mutuo trentennale...Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!) Con il mio bel preventivo in tasca, ho deciso di rivolgermi immediatamente ad uno studio notarile, per farmi preventivare le spese che dovrò sostenere per acquistare una casa. Dai 65.000 e rotti Euro, dovrò infatti togliere:
- Euro 3.000 circa di Tasse in fase di acquisto ( solo 3.000 euro visto che è la mia Prima Casa! Grande Ministro, grazie)
- Euro 2.500 circa di Notaio per l’acquisto
- Euro 2.000 circa di Notaio per il mutuo
- Euro 2.500 circa di Allacciamenti alle utenze acqua, gas, Enel.
Per un totale di Euro 10.000 circa
Beh... ho ancora a disposizione ben 55.770 Euro per la mia casetta! La dovrò arredare, ovvio, mica posso dormire per terra. Mi sono rivolto così ad un mobilificio, per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 2 sedie, un divano a due posti , un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini... il minimo, ma mi conosco, mi saprò adattare. Euro 7.000 circa, se i mobili me li monto io! Beh... pensavo peggio! Ho ancora a disposizione ben 48.770 Euro per la mia casettina, sono sempre 90 e rotti milioni di una volta! Grande Ministro, grazie! Entro gasatissimo in un agenzia immobiliare, arrivato il momento... Con 48.770 euro mi dicono che posso acquistare: un garage di 38 mq. al livello - 2 di un condominio di 16 piani; due cantine (non comunicanti tra loro) di mq. 18 ciascuna nel condominio adiacente. Per l’abitazione più piccola ed economica - un bilocale di 45 mq. al piano seminterrato di uno stabile a 20 km dalla città - dovrei spendere 121.000 Euro! Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente! Ho fatto quattro conti: per potermi permettere quel bilocale, dovrei:
- indebitarmi per 63 anni, quindi l’ultima rata la verserò finalmente a 93 anni!
- oppure dovrei guadagnare 3.000 euro al mese!
- oppure abbassare il costo degli affitti e i prezzi delle case (aggiungo io)!
"Grande Ministro, grazie! Scusi, scordavo: ma vada a f......."
Amici di terre lontane vengono convocati per fronte alle minacce di Mordor. La Terra di Mezzo si trova sull'orlo della distruzione. E' il momento di utilzzare l'anello. Già, ma dov'è finito l'anello.....?
C'è un ragazzo che conobbi tempo fa grazie al blog. Ci scambiammo alcune mail e poi ci incontrammo un giorno alla Croce Verde. Mi raccontò di se, dei suoi studi, delle tante idee proposte alle istituzioni e puntualmente ignorate (attenzione, non rifiutate o respinte, ignorate), delle sue capacità e della conoscenza universitaria dell'informatica. Poi... lo persi di vista fino a qualche giorno fa quando mi arrivarono sue notizie tramite posta elettronica. Per lavorare, e dare un sesno al sacrificio di anni passati a studiare, ha dovuto lasciare Viareggio, destinazione Arezzo. Fammi sapere come ti trovi, gli chiesi, strappandogli una promessa di una sua risposta in grado di esprimere cosa si prova a stare lontanti da questa nostra Città. Il racconto è arrivato oggi ed è, come avrete modo di leggere, estremamente significativo ed emozionante. Mi ha colpito e lo pubblico, non rivelando l'identità del protagonista che, parole sue: si vergogna nel raccontarsi. Un abbraccio forte, però, non glielo toglie nessuno. Grazie.
Da luglio sono scappato da Viareggio con un nuovo progetto fra le mani in cui credo moltissimo. Adesso vivo ad Arezzo, mi sono trasferito qui per rincorrere un lavoro che mi allettava parecchio. Sono stato assunto (a tempo determinato al momento, ma con la promessa di un indeterminazione) in una grandissima azienda legata ad internet, una webfarm che hosta un milione di siti internet e concentra dentro di se migliaia di server. Il paradiso dell'informatico! Qui badiamo che i siti che girano sulle macchine non facciano casino, controlliamo che gli imbecilli che si divertono a inviare spam non esagerino e che tutti i computer rispondino 24 ore su 24 in maniera ottimale. Facciamo in modo che chi usa internet proprio come fai anche te, possa continuare ad essere visibile al meglio. Il mio lavoro consta in un continuo monitoraggio e in una corsa contro il tempo nel risolvere qualsiasi problema di qualsiasi genere si ponga. Per seguire la voglia di questa fantastica avventura, sono dovuto correre qui nella città della Giostra del Saracino. E così è cambiato un po' tutto della mia vita: gli orari, gli impegni, il frigorifero, la cucina della mamma, i consigli del papà, molti riferimenti e il panorama che mi circonda. Passo le giornate a guardare grafici e lucine blu o arancioni, a seguire fili da un connettore all'altro e a smontare e rimontare computer di ogni genere e anche se a molti può sembrare strano, mi diverto come un bimbo all'asilo! Viareggio non ha mai offerto molto in ambito informatico e quindi un po' l'ho sempre saputo che per toccare realtà interessanti occorreva muoversi. La cosa che però non mi sarei mai aspettato è quanto questo muoversi sarebbe stato complicato. Viareggio l'ho sempre vissuta senza neanche accorgermene, l'ho amata come si ama la città in cui si è nati, ma non sono mai stato uno che si sarebbe tatuato il Burlamacco sul bicipide; adesso invece, da lontano, mi rendo conto quanto abbiamo e quanto poco appreziamo quello che da qualche centinaia di chilometri già manca da morire. Qui il molo non c'è perchè il mare non fa parte del posto come bene si intuisce e i locali si contano sulle dita di una mano monca, il ritmo è molto più pacato e la gente si mette paura se alla stazione c'è un ragazzo alticcio: li porterei (e lo farò) ai nostri splendidi rioni pieni di coloratissimi briai DOP, con le strade fumanti di corpi sudati che ballano senza neanche il ritmo della musica. Arezzo poi è bellissima come tutte le città storiche della toscana medioevale, basta iniziare a girare su se stessi per vedere in ordine, una chiesa, un campanile, una collina, una facciata affrescata, una salita di sanpietrini e un vicoletto storto che corre giù in una discesa ripidissima, ma neanche una passeggiata dritta e piana con un Galliano in fondo! La colpa in realtà non è d'Arezzo, ma mia che sono di Viareggio e che adesso mi manca il molo come non mi era mai successo e mi ritrovo a scrivere queste melenzie da vecchio pescatore-carrista-matrassaio. Comunque torno spesso, economie permettendo, e leggo online tutto quello che parla della "Perla del Tirreno" e in fondo sto bene, con tutte le mie lucine e con la voglia di rivede' quelle bue di via Machiavelli che adesso mi manchino tanto!
Al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministero delle Finanze e al Ministero dei Beni Culturali.
Gentile Presidente, Le scriviamo per segnalarLe una gravissima ingiustizia tributaria che da molti anni si perpetua ai danni dei musicisti che - come noi - esercitano la loro professione nell'attività concertistica. Per ogni concerto tenuto in Italia, la legge ci obbliga a versare all'Enpals una percentuale del nostro cachet, e anche gli enti organizzatori devono pagare un' ulteriore quota. In totale, per ogni nostro concerto vieneversato all'Enpals più del 30% del nostro cachet, ma, in pratica, nessuno di noi avrà mai diritto alla pensione da parte dell' Enpals. Infatti, la legge prevede che la pensione per la nostra categoria professionale venga erogata dopo almeno 20 anni di contributi, e per raggiungere un anno occorrono 120 giornate lavorative. Poichè generalmente un concerto viene conteggiato come una giornata contributiva, per raggiungere un anno di contributi sarebbero necessari circa 120 concerti effettuati in Italia con regolari contributi versati. Per raggiungere la quota necessaria per la pensione, ossia 20 anni, sono quindi necessari 2400 concerti effettuati in Italia: un traguardo che nella storia della Repubbica Italiana forse nessun concertista classico è mai riuscito a raggiungere. Infatti la nostra professione prevede che i concerti siano preceduti da un lungo periodo di preparazione (che l'Enpals evidentemente ignora), e per di più molti di noi svolgono la propria attività principalmente all'estero, la quale si solito non rientra nei conteggi Enpals. Noi versiamo ogni anno all'Enpals molto di più delle trattenute previdenziali di gran parte degli impiegati statali, e, se la legge non cambia, non solo non avremo mai la pensione pubblica, ma neanche ci verrà restituita l'enorme cifra versata invano. Alcuni di noi hanno chiamato il call center dell'Enpals per chiedere chiarimenti, e ci è stato confermato quanto sopra, e addirittura gli stessi impiegati Enpals ci hanno suggerito di provvedere in proprio ad una pensione privata, visto che altrimenti resteremo senza. Questa è solo una delle varie ingiustizie che subiamo da parte del Fisco italiano: tra Enpals, ritenuta d'acconto, Iva e altre trattenute, più del 60% dei nostri cachet è versato in tasse. E, sia all'estero che in Italia, spesso costiamo agli organizzatori molto di più dei nostri colleghi stranieri, i quali godono di molte agevolazioni che a noi non sono concesse. Chiediamo, dunque, le seguenti modifiche alla normativa che regola la tassazione della nostra attività:
- L'abolizione del limite minimo di 120 giornate contributive annuali per ottenere il diritto alla pensione . La pensione, come già avviene nella maggior parte degli altri paesi europei, deve essere proporzionale
alla somme versate all' Enpals, e indipendente dal numero di giornate contributive. - L'introduzione di un regime fiscale speciale per i musicisti professionisti, che tenga conto delle caratteristiche essenziali della produzione del reddito;
- la possibilità di ottenere il modulo E 101, come per i nostri colleghi stranieri; il recupero totale delle tasse pagate all'estero;
- l'introduzione di meccanismi di detrazione fiscale degli oneri sostenuti, quali le spese di trasferimento e soggiorno.
La ringraziamo per la Sua preziosa considerazione, augurandoci che con il Suo aiuto sia possibile risolvere al più presto questa paradossale situazione, che per molti versi è contraria ai principi della Costituzione Italiana. Seguono firme. (Per firmare cliccate qui).
A meno di una settimana dal trionfale debutto di Io credo alle Fate, il sipario del Teatro Politema ieri sera si è aperto ancora una volta per raccontare, al folto e partecipe pubblico presente, un'altra bella storia. Quella di Oscar e Cristina (Andrea Bianchi e Samanta Giorgetti), due artisti che sognano di diventare Come Ginger (Rogers) e Fred (Astaire). Oltre tre ore di intenso, coinvolgente, divertente ed emozionante spettacolo che, accolto perfettamente dalle belle scene di Stefano e Umberto Cinquini ed illuminato magistralmente dalla LIT, ci ha permesso di applaudire (convinti) il talento, il contagioso entusiasmo e la grandissima professionalità di un bel gruppo di giovani artisti versiliesi. Bravi, bravi tutti. Andrea (che lo spettacolo lo ha ideato, scritto e splendidamente musicato), Samanta (una voce da brivido), Rossella Ricci, Chiara Cinquini, Silvia Bennett e tutti gli altri di cui non conosco il nome. Quello che hanno fatto, e che mi auguro continuino a fare, è stata l'ennesima dimostrazione che a Viareggio esiste un enorme patrimonio di creatività e coraggio che ci inorgoglisce e ci aiuta a pensare che forse, forse, se esistono tanti giovani così (e mi riferisco non solo ai settori prettamente artistici) qualche speranza che il futuro possa essere diverso dal presente non è poi tanto campata in aria.
(Ansa) Aggiungere un comma aggiuntivo al disegno di legge sull'editoria che esclude i blog dall'obbligo di iscrizione al registro degli operatori della comunicazione. Questa la proposta che Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega sull'editoria, ha avanzato durante l'audizione in Commissione Cultura alla Camera. Il comma aggiuntivo all'articolo 7 del disegno di legge, ha spiegato Levi, "esclude dall'obbligo di iscrizione al registro degli operatori di comunicazione i siti personali o a uso collettivo che non costituiscono frutto di organizzazione industriale del lavoro. Non volevamo inserire in un testo di legge la parola blog - ha aggiunto Levi - ma è chiaro che il riferimento è quello. Mi auguro - ha sottolineato ancora Levi rivolgendosi ai componenti della commissione - che si possa lavorare insieme a questo disegno di legge che per definizione è un testo aperto ai contributi".
saluti di pace e di giustizia
Roberto--->Utopico
A Viareggio accade una cosa che credo non sia un caso isolato. Un palazzo, al momento inutilizzato, viene occupato da un numero indefinito di Rom (50, 100, più di 100?). Ci sono donne, bambini, uomini, anziani che, con la loro presenza, determinano una forte sensazione di disagio ed insicurezza tra gli abitanti delle case circostanti. Si tenta una forma di convivenza e le autorità si adoperano per risolvere il problema. Il Sindaco chiede aiuto alle famiglie, ad associazioni, autorità e comuni limitrofi. Alla fine (domenica scorsa) l'edificio viene posto sotto sequestro e per metà degli occupanti si riesce a trovare un tetto alternativo. Per gli altri, invece, la soluzione è quella di rifugiarsi in pineta. Diventano, in pratica, come si legge in un comunicato di Rifondazione Comunista, invisibili, come lo sono stati per anni. Vicenda risolta? Io credo di no. Penso, invece, che il problema diventi ogni giorno più grave e complicato e che, nel rispetto dei diritti di tutti, debba essere affrontato con soluzioni certe e durature affinchè, appunto, la realtà nascosta tra gli alberi non serva soltanto a placare in qualche modo le nostre coscienze.