Le parole hanno un senso. Il problema è che spesso ce ne dimentichiamo. Peccato. Ben vengano, allora, iniziative come quella della rivista culturale tedesca "Kulturaustausch", ideata per scegliere il vocabolo più bello del mondo. La gara ha visto la partecipazione di centinaia di termini provenienti da 58 Paesi diversi. Alla fine ha vinto Yakamoz, che in turco significa: riflesso della luna sull'acqua. Al secondo posto si è classificata l'espressione cinese "hu lu" (dormire respirando profondamente, russare); al terzo, il termine della lingua africana Baganda "volongoto", che significa caotico. E poi ancora la parola norvegese "Oppholdsvaer" (la luce del giorno dopo la pioggia), il termine "Madala" del popolo africano Hausa (grazie a Dio), la brasiliana "saudade" (universalmente nota come nostalgia), e l'ucraina "Perekotipole" (il corridore del deserto). Pensate, tra le proposte inviate dai lettori italiani, l'unica a essere presa in considerazione è stata "iella", che si è incredibilmente classificata al diciassettesimo posto.
