domenica, 06 gennaio 2008

Fine

Tramonto ViareggioErano esattamente le 20.54 (ora italiana) di mercoledì 11 maggio 2005 quando, davanti ai miei occhi che guardavano il monitor, apparve il primo post di questo blog. Avevo scritto e lessi:

Ho deciso: si parte. Appoggiato al mio salvagente giallo inizio a muovermi in questo immenso mare. Da oggi racconterò il viaggio utilizzando questo moderno, stimolante ed affascinante diario di bordo, nelle cui pagine (se avrete la pazienza, la curiosità e l'interesse per leggerle) troverete ricordi di ieri, emozioni di oggi e sogni di domani.

Da allora, giorno dopo giorno, post dopo post, parecchio tempo è passato e lungo è stato il viaggio. Un viaggio a cui hanno partecipato un gran numero di persone senza le quali, la "navigazione", non avrebbe avuto nessun senso. Grazie a loro, grazie a voi è stato possibile dar corpo ad un diaro di bordo che, chi lo vorrà, potrà rileggere ed utilizzare per ricordare, rivivere o scoprire parti del nostro passato chè è stato e sempre sarà.

Oggi il viaggio si conclude, il racconto si esaurisce nel buco nero della parola fine. Cala il sole all'orizzonte. Inizia la notte, si accendono le stelle, ma domani il giorno tornerà a brillare.

Grazie a chi è salito a bordo e a chi salirà.
Con il cuore vi dico che galleggiare è stato dolce in questo mare.

stefano pasquinucci
spasquinucci@yahoo.it

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martedì, 03 luglio 2007

Il bosco della notte senza fine

L'albero dei libriC’è uno strano folletto davanti a me… Come per magia, ma nel mondo dei folletti la magia è normalità, riesce a stare perfettamente seduto sopra ad un libro che, a sua volta, è in equilibrio in cima ad una matita. Il folletto, con le gambe incrociate, sfoglia le pagine di un secondo libro, sorride e legge… Cosa legge, mi chiedo incuriosito, che lo rende così tranquillamente sereno e contagiosamente felice? La risposta non tarda ad arrivare. La matita, infatti, prende vita ed inizia a scrivere….
 
…camminava da ore (o giorni, chissà) nel bosco della notte senza fine, chiamato così perché da anni (o secoli, chissà) tutto era buio. Non una luce, non un colore, il buio assoluto. Andava, perché fermarsi era impossibile, se lo facevi era il bosco che iniziava a camminare, in un movimento perenne ed inarrestabile. Andava perché doveva andare, ma soprattutto perché lui voleva farlo. In quel mondo del tutto che sembrava niente, perché niente potevi vedere, lui era uno dei pochi che non si rassegnava. Sperava, sapeva che era possibile l’esistenza di altro che non fosse prigioniero del buio. Lo sapeva perché lo sentiva. Avvertiva forte, dentro di sé, il sogno di una libertà fatta di luce. E in direzione di questa, andava. Lo guidavano il suono di sconosciuti sorrisi, il profumo di fiori mai immaginati, l’essenza di misteriose emozioni e la voce di cuori lontani. Anche altri, andavo, vivevano, ma la gran parte di loro lo faceva senza un senso e, soprattutto, senza l’utilizzo dei sensi. Lui no. Toccava, annusava, ascoltava... Lo faceva da sempre e sempre più convinto che un giorno, finalmente, si sarebbe fermato. E quel giorno arrivò. Fu quando, preso più che mai da tutti quei pensieri che gli tenevano compagnia, sentì come se qualcuno o qualcosa lo avesse sfiorato. Una carezza leggera, come un piuma caduta dal cielo, gli aveva percorso il viso fermando il volo proprio sopra ai suoi occhi. Una sensazione mai provata. Forte ed intensa che divenne irresistibile nel momento in cui sembrò volesse sparire via, per tornare da dove era venuta. Ecco, è questo il momento esatto in cui successe tutto. Il momento in cui lui aprì, per la prima volta, gli occhi. Quello che successe dopo lo raccontano ancora oggi le stelle. Il buio, come una immensa tovaglia presa da uno dei suoi angoli, fu fatto sparire, per sempre, scoprendo un mondo fatto solo di luce e colori che tutti, adesso, potevano ammirare. E lui lo ammirò, trattenendo il respiro, perso in una bellezza senza fine il cui inizio, e lo capì voltandosi, era nelle mani, nel corpo e nell’anima di quella meravigliosa figura che gli stava accanto e sorrideva muovendo le dita come se fossero farfalle. La guardò ed abbracciandola le disse solo una cosa, che le conteneva tutte: ti voglio bene, grazie!
 
…la matita si è fermata. Il Folletto, fluttua libero nell’aria, ha chiuso il libro e continua a sorridere. Lo fa perché sa che tante altre sono ancora le bellissime pagine da leggere, tante quelle da scrivere. Mi guarda e strizza un occhio. Non c’è bisogno che io gli risponda. Ha capito perfettamente che sono completamente d’accordo con lui.

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sabato, 16 giugno 2007

Storie

Qualche mese fa, parlando con una persona, vengo a sapere che aspettava un bambino. Una bellissima notizia che lei accompagnò con una, per me emozionante, richiesta: "Gli racconterai delle storie?" Recentemente questa persona si è sposata ed io, ripensando a quel giorno, le ho regalato un grande quadro, con cornice azzurra, all'interno del quale avevo inserito una sorta di fiaba, rielaborata da un qualche cosa che avevo letto anni fa.

C'era una volta un bimbo che giocava con il suo papà e con la sua mamma sulla spiaggia, davanti al mare. E c'erano tantissimi animali e un piccolo gabbiano, ma piccolo piccolo che, volando, si posò sulla sua mano. Il bimbo capì, senza saperlo, che quel gabbiano voleva una storia e che la storia doveva inventarla lui, perché il gabbiano non aveva una sua storia. E il bimbo cominciò a raccontare le avventure di un gabbiano che viveva nei libri, nascosto tra le paginecielo e che riusciva a fare una magia. Sapeva, volando da una pagina all'altra, spostare le lettere stampate. Per questo ogni volta che riaprivi un libro, leggevi una storia diversa. Non molto diversa, solo un pò diversa. Perché alla fine, le storie, non sono molte diverse una dall'altra, sono solo un pò diverse, come quelle che passano come candide e bellissime nuvole negli occhi della mamma o che brillano come luminose stelle nel cuore del papà. Storie che cambieranno ogni volta che un libro sarà letto per poter scorprire sempre cose nuove. Perchè i libri sono così: non hanno bisogno del mondo, è il mondo che ha bisogno di loro.

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domenica, 10 giugno 2007

Rincorrendo l'ombra

ombraUn blog è, o dovrebbe essere, per sua natura, un diario personale che tutti possono leggere, commentare, alimentare, criticare etc. L'ombra della nostra vita proiettata su di una paretemonitor. Un ombra che, come quella di Peter Pan, può anche staccarsi da noi per prendere altre strade e direzioni. In questo caso accade che tu non sappia, possa o voglia, raccontarne l'andare. Situazione non facile da gestire e che può anche condizionarti, peggiorarti, limitarti. Devi, in pratica, rincorrere l'ombra, con la speranza di riuscire a bloccarla, prima che sia troppo tardi.

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martedì, 29 maggio 2007

Catena di eventi

Scrivaniaspiaggia ingombra di un mare di oggetti che, solo a guardarli, generano onde di ricordi e di emozioni. Penne, matite che hanno bevuto i colori più belli, evidenziatori, biglie azzurre, blocchetti per appunti, carillon con cavalli di giostra, scatole e libri, tanti libri, compresa una pila di libri, ogni giorno più alta. Un soffio di vento, la porta si apre, la tenda gialla si tende. Cade un libro, colpisce un portafotografie che, a sua volta, spinge fuori dal proprio supporto una figura in cartapesta capace di dare energia ad un piccolo volume che parla del cuore e che sbatte contro una boccetta d'inchiostro a forma di semipiramide dalla cui bocca si rovescia il denso e nero contenuto. Su un foglio bianco la macchia si allarga, diventa sogno e raggiunge una vecchia penna rossa con pennino che prende vita e scrive.... 

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giovedì, 26 aprile 2007

Conchiglie

conchigliaGrazie anche al blog la mia passione per le conchiglie è diventata di dominio pubblico. Una passione che negli ultimi tempi, sempre più spesso, mi ha spinto ad utilizzare le conchiglie (non è un caso che una delle categorie di questo spazio ha proprio questo nome...) per raccontare storie, esprimere dei concetti o sviluppare le più diverse considerazioni. Conchiglie come le persone, ognuna diversa dall'altra, uniche. Conchiglie con la voce del mare. Conchiglie dalle forme incredibili. Oppure conchiglie nelle canzoni come quella che mi ha segnalato il caro Enrico: Franziska di Fabrizio De Andrè...

Marinaio di foresta senza sonno e senza canzoni
senza una conchiglia da portare o una rete d'illusioni.

Ecco; come si fa a navigare le onde dei giorni senza una conchiglia da portare, od una bella rete di illusioni? Sarebbe come voler sognare ammirando un cielo senza stelle, marine ovviamente. Ma a proposito di canzoni, ne conoscete altre che contengono la parola conchiglia?

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lunedì, 23 aprile 2007

La chiave

La porta magicaNon mi aspettavo che il post sulle porte e sulle stanze avesse così tanti riscontri. Oltre ai commenti (grazie, veramente molto interessanti) alcune persone mi hanno espresso a voce come la pensavano e quali stimoli, le poche righe scritte, avessero generato in loro. Anche per questo, ritorno sull'argomento con due ulteriori considerazioni. La prima, e non ci avevo pensato quando vi ho raccontato della storia nascosta sotto la vernice, è che l'immagine cinematografica di una porta che si apre  rappresenta per me (e molti lo sanno perchè ne ho parlato più volte) la fotografia della mia vita dentro. E' quella quando, in Neverland, James M. Barrie (Johnny Depp) entra nella sua camera da letto immersa in un cielo azzurro con arcobaleno e uccelli che volano. La seconda, invece, è un pensiero che oggi, poco dopo le tredici, si è concretizzato nella mia mente ed al quale mi sono attaccato come fa la nave ad una boa.

La nostra vita è un continuo susseguirsi di porte che si aprono sui giorni che iniziano alla fine dei corridoi della notte. Stanze di ventiquattro ore all’interno delle quali ci sono altre porte, tante porte, che vediamo, chiudiamo, cerchiamo di spalancare od ignoriamo. E ognuna di loro nasconde gioie, emozioni, sorprese, dolori, persone, esperienze... E poi c’è la porta magica, quella dietro alla quale c’è la Felicità. Felicità di vivere, di essere se stessi, di amare, di essere amati, di avere Amici e di essere Amici di qualcuno a cui vuoi un bene dell’Anima. Ed è a queste persone, e solo a queste, che ad un certo punto decidi di regalare la chiave capace di aprirla così che, per sempre, loro possano esserti veramente vicini. E tu a loro.

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martedì, 17 aprile 2007

Risolto il mistero della targa

MALFATTIRicordate il post della targa blu sugli scogli del molo? L'appassionante mistero è stato risolto. Adesso sappiamo chi ringraziare per il bellissimo e significativo gesto. Lo sappiamo perchè questa mattina mi ha fermato il padre dell'autore e mi ha raccontato che la targa è stata realizzata ed incollata nel luogo in cui l'ho fotografata, grazie alla segnalazione della Carlina, da Marco Barsella, 27 anni di Viareggio. Marco, da cui spero di ricevere presto una spiegazione più dettagliata del gesto, l'ha messa sullo scoglio che i surfisti utilizzano per scendere in acqua quando le onde increspano il mare. E la frase riportata (Non è l'acqua di fonte che battezza i figli di marinai. Nascere sul mare, e non importa se poi il carro ti conduce altrove. Ovunque te ne andrai saprai sempre di sale.) è nientemenoche di Egisto Malfatti. La trovate a pagina 17 del libro "Il figlio del marinaio" (Baroni Editore)

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domenica, 15 aprile 2007

I fari

Faro di Paola BenedettiIeri, come accade oramai da molti anni, sono stato chiamato  a presentare la nona edizione del Premio Gente di Mare, organizzato con passione ed entusiasmo dai volontari dell'Unione Nazionale Medaglie d'Oro di Lunga Navigazione. E' stata veramente una bella manifestazione svoltasi all'interno del Museo della Marineria. I premi ed i riconoscimenti sono stati assegnati ai giovani allievi ed ai capitani di Lungo Corso e di Macchina, ad alcuni veterani del mare, al nipote di Mario Tobino, al giornalista Fabio Pozzo, a Marcello Lippi, alla famiglia Balderi, al comandante Adriano Canova (Perini Navi) uno dei migliori velisti della nostra epoca, ai redattori della trasmissione "Gente di Mare" (Sky 803), all'Istituto Idrografico della Marina (che emozione per me che ho fatto il militare sulla Magnaghi, una delle tre navi idrografiche della Marina...) e, udite, udite, ai Guardiani dei Fari che nel più anonimo silenzio hanno illuminato, nelle notti, le rotte dei marinai. Per ritirare il "Premio Nazionale" era presente Angelo De Caro, il Guardiano della Lanterna di Genova, la mitica e romantica lanterna che stringeva il cuore alla partenza per l'ignoto, ma sapeva farlo battere forte all'arrivo che significava casa.

Anche le persone posso essere dei fari. Te ne rendi conto quando la luce che hanno dentro inizia ad illuminare la tua vita. E quando questo accade comprendi quanto esse siano importanti. Ma a volte capita anche che questa luce si spenga o che venga proiettata lontano da te, non più per te. Per certi aspetti ti ritrovi al buio, ma se ci pensi bene, sai che comunque il faro esiste, non sparisce e che per sempre avrai la possibilità di confrontarti con il ricordo di lui e che questo ti potrà essere utile, prezioso. E sai, soprattutto, di aver avuto una grandissima fortuna a poterlo vedere con i tuoi occhi e con il tuo cuore.

(Il Faro che utilizzo in questo post è un quadro di Paola Benedetti, tratto dal suo blog)

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giovedì, 12 aprile 2007

La donna dei sogni

la donna dei sogniIl fatto di dover leggere ogni giorno, per lavoro, sei giornali mi permette, tra le altre cose, di catturare storie reali che se fossero raccontate in un libro o in un film risulterebbero a dir poco incredibili. Storie come questa pubblicata ieri da Il Giornale.

Siamo nel 2002, periferia di Londra, David Brown, 24 anni, passa la serata in un pub, torna a casa, si addormenta e sogna. Nel sogno sogna un numero di telefono che, al mattino una volta sveglio, chissà perchè decide di utilizzare per inviare un sms. Appartiene ad una studentessa di 17 anni, Michelle Kitson, che abita in casa dei genitori, una casa che si trova a circa 90 chilometri da quella di David. Il testo del messaggio, più o meno, è questo: ci siamo incontrati ieri sera. E siccome questa non è una storia normale, la ragazza risponde e i due iniziano a chiaccherare. Poi David le scrive una lettera, con foto allegata, ed il sogno, dopo qualche anno, diventa realtà: i due si sposano.

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